Simply ADdicted

SAVE THE COPY, SAVE THE WOR(L)D.

Un blog, un perchè

Blogger: TheJoker84
Nome: Flavia Brevi, aka TheJoker84
Italo Svevo diceva: "Scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre". Ecco, appunto.

Crazy Marketing Network

immagini recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

e sono

*loading* convertiti all'amore per la pubblicità
Locations of visitors to this page Directory

follow flaviabrevi at http://twitter.com
mercoledì, 30 maggio 2007

Decisamente io non rientro nel target di Adidas

Il titolo si giustifica col fatto che io e gli sport (così come io e la matematica, così come io e l'informatica, così come io e la cucina, così come io e dio) siamo troppo diffidenti l'una nei confronti dell'altro e viceversa.

A parte ciò, guardate l'operazione di ambient marketing escogitata da Adidas  e sperimentata a Parigi per il lancio delle nuove scarpe da basket.

ibelieveaditrash3

 

ibelieveaditrash4

ibelieveaditrash1

Un solo dubbio, non riguardo alla campagna dell'Adidas, ma proprio riguardo all'ambient advertising. Non trovate che sia poco eticamente corretto? Il suo principio consiste nell'occupare spazi alternativi e inusuali per la pubblicità, ma questo non vuol dire anche "attaccare" la gente quando si sente meno esposta e, dunque, è più vulnerabile? Inoltre, non ci si sta davvero avviando sulla strada del totale "bombardamento pubblicitario", dato che ci si dovrà aspettare che i "colpi" possano arrivare da tutte le parti?

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 02:58 | link | commenti (4)
marchi: ambient ad, alternative advertising

Sogno e risveglio

Questa campagna della Nike per i suoi costumi da bagno la definirei immaginifica...

thinkglobalactstupid

nike2

Immaginifica, sì, perchè poi la realtà è molto più triste.

nike3 

Sì, questa è la realizzazione dell'ad. No, la bambola non è la nuotatrice che vedete nelle foto (quella era una donna in carne e ossa), ma è servita per ricreare l'ombra.

Fonte: www.thinkglobalactstupid.com  

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 02:31 | link | commenti (2)
marchi: print ad

Mezzi di...comunicazione ritornano

Già in un post precedente vi avevo mostrato come è stato sfruttato lo spazio su alcuni autobus in modo alternativo e creativo. Oggi è la volta dei camion.

scattodesign

61

16169

616886

Fonte:  www.scattodesign.com/blog

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 02:17 | link | commenti (2)
marchi: alternative advertising

Ooops!

adblog1

Bella questa bozza dell'art director per rimandare alle lenti a contatto usa e getta, ma ora passiamo all'ad vero, quello con un testo, o almeno un'headline dotata di una reason why per convincere l'osservatore a comprare il nostro prodotto.

 

...

 

......

Come dite? E' questo l'ad? Ah.

Fonte: http://got-ads.blogspot.com

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 02:00 | link | commenti
marchi: print ad
martedì, 29 maggio 2007

Patti chiari, amicizia lunga.

Chi volesse leggere questo post mi faccia il favore di non tralasciare quello precedente. Anzi, prima fate scorrere la barra in giù, leggetevi il bellissimo articolo di Pietro e poi potete tornare qua.

Fatto?

Bene, mi fido. Ora possiamo passare ad altro, per esempio a questo.

adforpeanuts

2

3

Sono pubblicità di un hotel.

Fortunatamente, vedo che anche qualcun'altro è del mio stesso avviso.

"Carino!" pensa chi vede questo ad, ma nulla di più.

Che poi, è proprio per quel di più che l'azienda contatta un'agenzia pubblicitaria. 

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 04:56 | link | commenti
marchi: ambient ad

Quando basta il nome -un articolo di Pietro Dossena

Premessa dell'autrice del blog

Già una volta, più o meno  qui (post del 13 maggio), avevo accennato alla tendenza della Volkswagen di farsi promuovere da ad nei quali il prodotto non compariva mai. Vi avevo anche detto che l'idea mi era stata suggerita dal mio amico Pietro, che aveva visto una pubblicità in Francia (e non su carta, ma in televisione!) di questo tipo e ne era rimasto colpito e sorpreso.

Oggi mi ha inviato un articoletto proprio riguardo a quello spot. "Ora tocca a te modificarlo, per aggiungere informazioni "tecniche" che io non conosco (sei tu la pubblicitaria!) o quello che vuoi" mi scrive.

Caro Pietro, l'unica cosa che avrei voluto aggiungere sarebbe stata il filmato stesso, che ho cercato e cercato, ma proprio non ho trovato. Per il resto, non mi sento di modificare assolutamente nulla ed, anzi, la tua descrizione è così visionaria e dettagliata che io già mi sono figurata in testa come dev'essere questa pubblicità e un poco temo al pensiero che potresti fare il mio lavoro meglio di me.

Anzi, no, scrivi troppo bene, non limitarti a fare il copywriter! ;-)

Ma bando alle ciance, ora ecco l'articolo.

Quando basta il nome

E' possibile pubblicizzare un oggetto senza mostrarlo?
 
Su alcuni canali della televisione francese, in questo periodo, capita di imbattersi in uno spot della Golf, l'automobile-icona della Volkswagen: proviamo a descriverlo sommariamente. Un montaggio piuttosto lento accosta immagini di strade, che fanno appello all'immaginario tradizionale delle pubblicità di automobili: strade di campagna, linee sinuose immerse in paesaggi assolati, "da film". Una voce femminile canta suadente, accompagnata da una chitarra, e ci ricorda quanto è bella la vita, soprattutto quando si può guidare in luoghi così belli e senza l'ombra di altre vetture nel raggio di chilometri e chilometri. Sentiamo anche il rumore del motore dell'automobile e ne apprezziamo il rombo deciso e insieme rassicurante... ma non la vediamo! E' come se fosse invisibile ai nostri occhi, ma non a quelli della macchina da presa (che infatti ne segue i movimenti mentre pennella curve con eleganza e percorre rettilinei a perdita d'occhio). Naturalmente, lo spettatore è indotto a chiedersi di quale auto si tratti. La risposta non arriva subito: la prima scritta che appare è un prezzo, in euro. Il massimo della laconicità e della pragmaticità, che distoglie dalla poetica atmosfera precedente e richiama alla concretezza della realtà - in cui, beninteso, le macchine si comprano. Subito dopo, lo schermo diventa nero e, sopra al logo dell'azienda produttrice, si legge "Una Golf a quel prezzo, è difficile immaginarsela". Il piccolo enigma è risolto, ma allo spettatore/cliente si richiede però un ulteriore momento di attenzione, e precisamente l'attivazione di un'associazione mentale che colleghi il nome dell'oggetto al suo aspetto fisico. Chi non sa cos'è una Golf? Tutti dobbiamo averne vista almeno una, almeno una volta. Anzi, tutti abbiamo visto almeno un modello di Golf: forse quella degli anni '80, forse un modello più recente. Ma chissà com'è veramente il modello attuale? Forse è uscito un nuovo modello e non ne sono al corrente?
 
In questo modo, lo spot prolunga il suo influsso ben oltre la sua durata sullo schermo televisivo. Il risultato è una sorta di trittico: attivazione del desiderio emotivo (fascino del mondo che l'oggetto invisibile porta con sé); ritorno alla realtà (risposta preventiva alla domanda "Posso permettermelo?"); attivazione del desiderio visivo (l'oggetto non viene mostrato neppure alla fine, contrariamente alle convenzioni pubblicitarie, quindi sono invitato a sostituire la sua immagine sbiadita, che giace tra i miei ricordi, con l'immagine reale).
 
Quando è possibile realizzare uno spot del genere? La condizione è che l'oggetto sia universalmente noto, non necessariamente nel suo aspetto esteriore preciso, ma per il suo nome. Come accade per i marchi più conosciuti (si pensi ad esempio a certe aziende di abbigliamento sportivo), il nome del marchio basta a evocare un mondo, un modo di vivere. Ma in questo caso la singolarità è duplice: la Golf non è un marchio ma un prodotto; tuttavia, è un prodotto talmente "eterno" da assurgere a simbolo, proprio come se si trattasse di un marchio autonomo, che resiste alle mode e allo scorrere degli anni aggiornandosi di continuo.
 
In definitiva, questa pubblicità ha il merito di svolgere in modo ironico e interessante (grazie a un tocco di mistero) un lavoro creativo che avrebbe potuto limitarsi alla pura routine. E' anche una pubblicità efficace? Se l'efficacia consiste nell'indurre il consumatore all'azione, in questo caso l'assenza dell'oggetto può indurre alla soddisfazione della curiosità visiva. In altre parole, lo spot si conclude senza saziare il desiderio principale (quello della vista dell'oggetto, appunto)... ma per trovare soddisfazione è sufficiente recarsi dal più vicino concessionario di automobili!

Pietro Dossena

 

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 04:20 | link | commenti (1)
marchi: cibo per la mente, copy e incolly

Post vietato ai minori (della serie: una volta conquistata la fiducia della readership, posso permettermi di osare)

Va bene che il target è giovanile.

durex"No exit. Durex."

 

 

 

 

 

 

 

Va bene il tono scanzonato, per sdrammatizzare l'argomento tabù...

genitori

"To the parents of EURO 2004 Greek football team players:

(list of the players)

Thank you...for not buying our products!

Durex condoms. No 1 in the world...and in Europe."

"Ai genitori dei giocatori della squadra greca di calcio di EURO 2004:

(lista dei giocatori)

Grazie...di non comprare i nostri prodotti!

Preservativi Durex. N° 1 nel mondo...e in Europa."

...o per ingraziarsi il destinatario ideale, cercando di parlare il suo linguaggio e di utilizzare il suo stesso modo di fare ironia.

1615421_2e57fa8d51

"To all those who use our competitor's products: Happy Father's Day."

"A tutti quelli che usano i prodotti dei nostri rivali: buona Festa del Papà."

 

 

 

 

 

 

Però bisogna stare attenti a non scadere nella volgarità e guadagnarsi il disappunto, anzichè la simpatia.

sportello

In questi casi, infatti, lo scivolone è sin troppo facile.

ad_guerrilla_02

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 03:48 | link | commenti (2)
marchi: print ad, ambient ad
lunedì, 28 maggio 2007

Impossibile non essere raggiunti da Axe...

...e lo dico in tutti i sensi possibili. Guardate questi adesivi affissi all'entrata dei bagni pubblici o nei pressi delle uscite d'emergenza.

                     axe_toilet

                    axe_exit

Ora non abbiamo più dubbi (ma li abbiamo mai avuti?): la pubblicità ci seguirà ovunque!

 

PS: ammetto che quest'operazione di marketing mi ha fatto sorridere. Ma, per favore, non raccontatelo in giro.

Fonte: http://theadmad.blogspot.com

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 11:45 | link | commenti (5)
marchi: ambient ad, alternative advertising

Smoking (s)kills

Il primo maggio 2007 lo Al-Hayat Newspaper ha lanciato l' "anti-smoking competition", una sfida per i giovani creativi ad inventare un visual per una campagna anti-fumo. I migliori ad verranno pubblicati sullo stesso giornale. Naturalmente, la competizione è un espediente ed essa stessa fa parte della campagna, che ve lo dico a fare.

                    middle_box

                    middle_smoke

                   middle_ashtray

Certo che, però, sarà difficile per i competitors battere in creatività la pubblicità della stessa gara.

Fonte: www.adofdamonth.com

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 11:14 | link | commenti
marchi: competitions, print ad
domenica, 27 maggio 2007

Campagne sociali a confronto

Magnifico l'ad, qui riportato, del WWF...

"Fashion claims more victims than you think - La moda esige più vittime di quante tu pensi"

numeroventi 

(Fonte: www.numeroventi.com)

...Carina la campagna di Greenpeace...

"Winter. You'll miss it when it's gone - Inverno. Ti mancherà una volta passato"

adverbox3 

(Fonte: www.adverbox.com)

...Visivamente altrettanto bella ma, a mio parere, meno efficace quella dell'Unicef.

" 1.5 million children die every year from drinking polluted water - Un milione e mezzo di bambini muore ogni anno per aver bevuto acqua inquinata"

adverbox

(Fonte: www.adverbox.com)

A parte il fatto che, di primo acchito, avevo pensato che il visual si riferisse più all'amanita muscaria, nota a tutti per essere un fungo velenosissimo, che alla bomba atomica (ma non dubito che ciò possa essere dovuto a miei seri problemi di vista e a un'immaginazione alquanto complessa e troppo fervida).

A parte il fatto che, sì, a pensarci bene, il rimando indica che l'acqua inquinata ha fatto e continua a fare più vittime di quel fatale 6 agosto del 1945.

Però io credo che le campagne sociali abbiano il difficile compito di smuovere davvero le coscienze e renderle consapevoli della rilevanza di certi problemi. E le loro pubblicità dovrebbero essere molto più "impattanti", più dirette, oserei dire crude e cruente.

Ovviamente, questo sarebbe concesso solo alle campagne sociali.

No, forse per alcuni non è così ovvio. 

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 15:24 | link | commenti (2)
marchi: campagne sociali, print ad