"Siamo arrivati?"
"Papà, siamo arrivati?"
"Ma quanto manca?"
"E adesso, siamo arrivati?"
Ecco, io magari avrei variato un po' questa sfilza di outdoor per Hansapark "Are we there yet?".

E poi, va bene imitare la scrittura dei bambini, ma io che la prima parola fosse "are" non l'avrei capito neppure al ventesimo cartello.
Fonte: Ads Of The World
...Che, almeno, siano fatti a modo mio.
E se anche voi volete fare un bel tatuaggio a Santa Claus - non necessariamente lì, anche in posti meno impressionanti - cliccate qui.
...E temo che mi ci dovrò oramai rassegnare, eccovi uno di quei print ad che io schifo e che a voi piacciono tanto:

Sempre meglio della Marcuzzi e del suo bifidus activus (mera invenzione pubblicitaria: non esiste, infatti, un enzima simile), comunque.
Fonte: ChiquiAds

Ecco, io questo ambient me lo guarderei e riguarderei all'infinito.
Altrettanto non potrei dire del film.
Fonte: ideacreativa
Oooh, finalmente uno spot che emerge dalla melassa di questi giorni, eccheccazzo.
Ringrazio il Babbo Natale Fan Blog per la segnalazione.
E se ne parla perfino il Corriere, non vedo la ragione per cui io dovrei essere da meno.
Ok, è Natale, ok, vorremmo tutti approfittare della vacanza per rilassarci un pochetto - e invece no.
I regali. Il tormentone dei regali. Il cruccio dei regali.
Pare che migliaia di persone abbiano risolto il problema con questo:
Ora ditemi voi che regalo è un maialino che si spiaccica al suolo tipo uova sbattute e poi si solidifica e si ricompone.
No, ditemi, una roba che già dopo averla vista per due-tre volte nel filmato, mi sono proprio rotta i tre quarti di minc le scatole.
Un giocattolo fatto di materiale da ritenersi tossico.
...
Forse il punto non è perchè, ma a chi la gente fa un tal regalo.
Però ci sono modi migliori per dire: "Ti odio, bastardo, comunque a Natale siam tutti più buoni e il regalo non te lo leva nessuno", ecco.
Perchè, vedete, le immagini potranno anche essere più immediate e commoventi, ma è con la parola che si può dire tutto e il contrario di tutto.
Sovvertire quanto noi davamo per scontato.
Vi pare poco?
PS: il prossimo logo del blog sarà un libero rifacimento del panda wwfiano che ritrae il copy, specie protetta. C'è qualche grafico volontario?
Ricordo che quando Telecom lanciò in Italia il videotelefono, io ero poco più di una pischella.
Non saprei dire se ero già infervorata per l'advertising, però i due spot con cui se ne era uscita per annunciare la novità mi rimasero impressi nella mente.
Uno era Giulio, il ragazzo sordomuto che, senza voler fare nessun gioco di parole, ci faceva rimanere in muta osservanza.
L'altro, più scanzonato, meno emotivo, era il celeberrimo Fei Belliffima, la cui fama è testimoniata dal fatto che se digitate sul vostro tubo la parola "Telecom Italia", quella sarà la prima ricerca effettuata, ancor più di quel commercial che tutti fece innamorare, Gandhi.
Tutto questo per dire che oggi mi sono imbattuta in questo video e non farsi cullare un po' dai ricordi è stato impossibile.
Dai, la musichetta e l'atmosfera stile famiglia-Barilla-volemose-bbbene depistava troppo tanto!
E che un certo packaging a volte possa fare più rumore di tanti spot immersi nel magma televisivo, è assodato.
Come questa iniziativa di P Magazine che, in vista di un articolo sulla vita delle donne afghane che indossano quotidianamente il burka, ha predisposto una speciale borsa in cui mettere il giornale.
Titolo dell'operazione (e dell'articolo): "Life through a burka - La vita attraverso un burka".
Fonte: DirectDaily
Tempo fa, KTTB scriveva un post su come il ruolo dei copywriter si facesse sempre più marginale, essendo la comunicazione pubblicitaria basata soprattutto su immagini.
Non ci sto.
E ribatto con un magnifico esempio di copy ad (pubblicità composta da solo testo):

"Impara il francese, perchè ci sono scarse probabilità che i francesi imparino qualsiasi altra lingua".
Potete trovare altri soggetti qui.