Ringrazio Marta per avermi segnalato questo link.
E’ un video di YouTube, ma sappiate che ho i miei buoni motivi per non embeddarvelo.
Consiglio pre-commiato: guardatelo a schermo intero.
Roberto Cavalli firma il packaging in limited edition per Coca Cola Light.
Il concetto di base mi sembra abbia le sue salde radici: la bevanda si rivolge a un pubblico femminile attento (più o meno) alla linea e lo stilista è stravagante quanto basta per non risultare troppo maturo o serioso rispetto al marchio.
Aggiungiamo anche il fatto che l’iniziativa cade in occasione delle sfilate di moda milanesi.
E mi sembra tutto ben collaudato.
Esatto, questa è la parte in cui dirò: però.

La realizzazione.
Un poco poco scontatina, no?
Quello non lo definirei propriamente cucire un nuovo vestito addosso a una bottiglietta.
Cosa che mi aspettavo facesse il signor Cavalli.
Quello mi pare, piuttosto, piazzare delle texture - e non indugierò in commenti sul mio grado di apprezzamento del leopardato/zebrato/tigrato.
Speravo in qualcosa di diverso.
Che so, di creativo.
Tipo: tra poco inizierà il tormentone invernale sull'epidemia dell'anno, giusto?
Packaging a pustole e pois! 
Il 2009 sarà l'anno dell'astronomia?
Facciamo assomigliare il contenitore a un cannocchiale!
Io voglio la Google delle bibite.
Se non si è all'altezza, che Coca Cola ritorni al suo rosso Valentino.
E, pochi minuti dopo aver varcato la soglia dell'agenzia, la nostra eroina disse, presentandosi al suo nuovo art:
"Io non faccio mai refusi".
Pessima idea.
E io che temevo fosse una sceneggiata alla volemose bene.
(A dir la verità, pensavo anche si premiassero i blogger, non i giornalisti professionisti e lo scontato Beppe Grillo, che tengono un blog, sì, ma non lo vivono, dato che manca l’interazione bidirezionale con i lettori. Ma vabè.)
Se avessi saputo prima che, invece, s’andava a finire a minacce telefoniche e sangue, hai voglia che mi ci fiondavo a Riva del Garda.
Sintetizzando la vicenda in maniera web 2.0 potrei dirvi che quest'intervento di Vicky Gitto durante la BlogFest ha ispirato questo post di Marco Camisani Calzolari.
Replica furiosa di Selvaggia Lucarelli, fidanzata del dc della DDB - sembra uno scioglilingua - a cui, a sua volta, Calzolari ribatte.
A seguire, cascate di post su vari blog.
Davvero pensavate che mi sarei astenuta dal dire la mia? - Ahahah.
Eccola: io credo che qui ci sia stato un malinteso.
Malinteso è quando si fa l’equazione comunicazione = creatività.
Vero. Ma mica sempre.
E’ innegabile che l’11/09/01 abbia avuto una rilevanza sul piano comunicativo.
I telefoni con cui le vittime hanno effettuato le loro ultime chiamate alle persone care.
Le registrazioni di quelle telefonate.
Il cellulare che casualmente ha inquadrato lo schianto del secondo aereo.
Le più sofisticate telecamere dei tg.
La foto dell’uomo che si butta dalla torre.
L’inchiostro versato su miliardi di pagine, giornali e libri.
I replay a ripetizione.
I film che ne hanno trattato.
Ma Bin Laden non ha creato proprio nulla. Non ha creato il terrorismo. La scelta di punti strategici, lo sfruttamento di vittime simboliche: niente di nuovo – e sto parlando scevra di qualsiasi abito morale e pedagogico, mi pare.
Non c’è creatività, ma logica.
Il resto, l’ha fatto la fortuna.
Quel che sarebbero state le immagini più memorabili, più drammatiche, nemmeno Bin Laden le poteva immaginare. Né gli interessava immaginarle.
Ha lasciato semplicemente che il destino facesse il suo corso.
La creatività non l’avrebbe ammesso.
La creatività ci avrebbe pensato.
Contro la baldanza overpromise, un approccio totalmente understatement.
"Ma parla come mangi!", voi mi direte - a ragione.
In parole povere: anzichè mostrarvi sul packaging una filante e appetitosa pizza dal nome "Napoli" o che so io, per poi scatenare in voi la delusione al momento della prova-verità dopo lo scongelamento e la cottura...

...Io battezzo la mia pizza "Ugly" e mostro un'immagine poco accattivante di ingredienti spiaccicati.
Però: la foto è elegante e meno casereccia del solito, inoltre ricordo che in natura la bontà e genuinità dei prodotti non coincide sempre con la loro perfezione estetica - sinonimo di artificialità e manomissione.

Aggiungerei un prezzo un pizzico più alto - la qualità ripaga - e una distribuzione che segue quella del galoppante mercato biologico.
Et voilà, il marketing è servito.
Fonte: Trend Insights
Wind, sarò un po' rude con te, ma è tempo di essere onesti.
Tu non hai nessun appealing, mia cara.
Il fatto che tu sia arrivata dopo Tim e Vodafone non è una colpa; è error tuo, semmai, il non esserti per nulla differenziata dalle tue precursore.
Non basta una promozione che già altre compagnie fanno.
Non è sufficiente sostituire un tramontato trio comico con un tramontato comico e la conduttrice di un programma comico sulla via del tramonto.
Trovami un concetto, delineami una tua strada.
E allora, forse, qualcuno ti seguirà.
Rimanendo sull'argomento del post precedente, sono giunta alla conclusione che la morte dei blog, se dovesse accadere, avverrà per due motivi:
1 - per colpa dei premi ai migliori blog, e forme di autoerotismo varie;
2 - per via dei libri tratti dai blog.
Prendiamo il punto uno: i premi ai blog. Ora, a me sembra un'assurdità. Già sono diffidente quando si tratta di nominare i migliori film dell'anno - vi rendete conto di quante pellicole si producano in un anno in tutto il mondo? Secondo voi le giurie se le sono viste tutte? Secondo voi sono le giurie a giudicare? -, figuriamoci un movimento per definizione anarchico e sfuggente come la blogosfera, con le sue mille diramazioni.
Il risultato è che solo i più letti e commentati vengono presi in considerazione. Io, però, francamente, non sono poi così sicura che siano anche i migliori qualitativamente, o, meglio ancora, quelli che offrano più spunti.
Per non parlar poi di come l'ego dei blogger premiati si gonfi a dismisura, inquinando anche lo stile di scrittura.
Secondo punto: i libri tratti dai blog. Una fregatura, tanto per i libri, quanto per i blog. Tu prendi il cartaceo, e ci ritrovi le stesse cose che hai letto sul blog, leggi il blog e non ritrovi più i vecchi post perchè sono ormai coperti da copyright - in poche parole: se vuoi rileggerteli, comprati il libro e paga.
Insomma, per favore, lasciamo la blogosfera così com'è: multiforme, misteriosa e ricca di territori vergini.
Non è forse questo quel ci piace di lei?

PS: naturalmente scrivo questo in preda al disappunto per non essere candidata a nemmeno una categoria dei Blog Award e perchè nessun editore mi si è ancora fatto avanti con un bel contrattino, chiaro.
1 - Ritmo rallentato e graduale nel primo, convulso e rapido nel secondo;
2 - Il primo ha una realizzazione impeccabile, il secondo potrebbe benissimo essere stato girato da mio nonno con una telecamera in mano;
3 - Il primo trasmette un concetto ampiamente trattato (la fortuna) in maniera unica e originale. Il secondo...Devo ancora capire che vorrebbe comunicare;
4 - Il primo profuma di nuovo, di qualcosa che non avevi mai visto. Il secondo puzza di personaggi stereotipati e ridicolizzati;
5 - Il primo lascia un'impronta di emozione in chi lo vede. Il secondo...Il secondo qual era?!
6 - Il primo farà il giro di tutti i blog sulla comunicazione, come esempio di pubblicità encomiabile. Il secondo è stato il bersaglio preferito dei blogger italiani. Aspetta un attimo: ora che ci penso, io il secondo non l'ho visto nemmeno in tv.
7 - Ops, la consegna diceva di fermarsi a 5.