Il blogger è quello che risponde ai tuoi commenti. O perlomeno li legge.
Il personaggio che blogga, scrive e basta. Non gli interessa quello che i non-personaggi commenteranno, l’importante è che in tanti leggano i suoi post.
Il blogger si occupa di feedare il più possibile il suo blog. Mette link su Facebook, Twitter, si aggiunge magari a qualche aggregatore.
Il personaggio che blogga: "Link? Non ne ho bisogno. Al massimo, vai su un motore di ricerca, inserisci il mio nome e verrai indirizzato al mio blog!".
Il blogger legge i blog altrui, partecipa alle discussioni ed è sempre aggiornato su quel che accade nel Web 2.0. Com’è logico che sia.
Il personaggio che blogga sa solo dell’esistenza degli altri personaggi che bloggano. Ma non ne legge i post. Il resto? Plebaglia.
Il blogger vuole certo attirare attenzione su di sé ed essere ascoltato. Ma è anche in grado di restituire il favore.
Il personaggio che blogga pensa solo a scrivere la propria opera. Scriverebbe continuamente libri, ma Internet è più economico e veloce. Almeno questo l'ha capito.
Il blogger può diventare un personaggio che blogga. A volte, è proprio quel che brama di essere. Ma non considera che quella sarà la sua fine.
Il personaggio che blogga non sarà mai un blogger. Perché se, nonostante l’esperienza, non ha ancora capito un cacchio di Web, come puoi pensare di redimerlo dopo?
Vi prego, signori: mettete a letto i vostri bambini, allontanate le donne, i malati di cuore chiudano gli occhi.
Come dice l'ATAC, certe domande e certe immagini potrebbero mettere a disagio:


Ma solo se siete romani. Chi non abita nella Capitale deve avere un'altra tempra e può esporsi al giornalismo d'inchiesta.
Avete presente? Era quella cosa che veniva prima di "Porta a porta" e di Studio Aperto.
Dato che la notizia è stata pubblicata e commentata su vari blog (oltre che su testate giornalistiche), lasciatemi dire ancora qualcosa.
C'è la provocazione vuota, quella per la quale ti mostro una suora e un prete che si baciano per attirare l'attenzione su un maglioncino.
E c'è la provocazione che assolve alla funzione del provocare: stuzzicare l'intelligenza, titillare la curiosità, accendere la mente.
Le domande che compaiono nella campagna non sono invenzione, ma sono le tematiche dei reportage di Vanguard. Dietro ci sono inchieste, prove, documenti e testimonianze raccolte.
Poi sull'idea ognuno può avere una propria opinione: è bella, è brutta, è originale, non lo è. Quello è gusto.
Il vostro, per esempio, cosa vi dice?
Questo è un post su una campagna che non è ancora uscita.
Dunque non vedrete immagini, non saprete cosa dice il testo, niente di niente.
Dovrete attenervi ai fatti, che sono questi.
L'articolo di Pubblicità Italia.
Com'è possibile che quello che è ritenuto censurabile a Roma non lo sia a Milano?
Vedremo se nei prossimi giorni qualcuno saprà darci risposta a questa domanda.

Intanto voi potete fare come me e diffondere quest'immagine il più che potete per far sì che non ci siano più censure ingiustificate in Italia (per esempio, io l'ho messa sul mio profilo Facebook).
Il nuovo logo di Pepsi rappresenta esattamente come si ritroverebbe un bevitore abitudinario della bibita.

Fonte: Blow at life.

Effettivamente, sentivamo proprio la mancanza di un reality.
Così Sweet Years ha pensato bene di ideare la Casa Sweet Years, dove gli scarti di 9 anni di "Grande Fratello", 2 di "X-Factor" e 8 di "Amici" potranno trovare i loro 5 minuti di celebrità su Internet.
Forse.
Perchè non mi sembra che finora il genere abbia avuto molto successo (vedi 8inpunto di Fiat).
D'altronde, perchè cercare sul web quel che la tv offre già abbondantemente?
Ci piacerebbe, ma non basta un gruppo su Facebook e una pagina di MySpace per dire di lavorare sul Web.
Se dovessi riuscire a vedere la fine di questo governo, vorrei avere una t-shirt tipo questa

con le dovute modifiche, naturalmente.