Sicura e decisa, la sottoscritta arriva in perfetto orario in Hagakure. Ci tengo alla puntualità, io.
Peccato che poi scopra che Hagakure organizzava sì l’incontro, ma non lo ospitava. Dovevo recarmi in Leo Burnett. Ok, perfetto. Avrò come pregio la puntualità, ma il mio difetto è che non so orientarmi nemmeno a casa mia, figuratevi a Milano.
Quindi,
dopo varie avventure di cui non vi renderò partecipi perché voglio mantenere ancora un briciolo di dignità, arrivo a destinazione.
In ritardo ovviamente.
Su di me pende l’etichetta di “quella che è arrivata in ritardo”, ma fingo nonchalance.
Comunque, basta parlare di me e parliamo di quello per cui eravamo lì riuniti.
Cicli metruali e tamponi interni.
Che dopo emorroidi e diarrea sono decisamente l’argomento più difficile da maneggiare in pubblicità.
Le abbiamo viste tutte: donne che si lanciavano da un aeroplano mentre facevano la ruota gridando di sentirsi libere e felici come farfalle – gli animali dalla vita più breve, infatti.
Si va da quelle che “non-parliamone-così-non-me-le-sento” alle ragazze che
-pac- poggiano un bel pannolino sul bocchettone d’areazione del treno senza tanti problemi.
Ma diciamo come stanno veramente le cose (non volevo fare giochetti di parole): sono una grandissima rottura di palle, che casca sempre nei momenti peggiori.
E per momenti peggiori intendo il giorno i cui porti i pantaloni bianchi come il weekend romantico col tuo lui.
Non potendocela prendere con qualcuno in particolare, finora ci siamo scagliate contro tutti, rappresentanti del sesso maschile in primis, ma l’unica vera responsabile è lei:
quella stronza di Madre Natura.
Certo, lei non lo fa mica apposta, anzi, quando hai un po’ di ritardo inizi a veder il flusso come la cosa più bella che possa capitarti, ma ciò non toglie che, al momento del suo arrivo, sia una bella scocciatura.
Il concetto verrà declinato in spot , radio e campagne stampa (geniale quella per San Valentino) e troverà spazio anche nel non convenzionale, con
una pagina Facebook, una suoneria telefonica, ambient e guerrilla.
Ma lunedì s’è avuto modo anche di parlare d’altro, di Internet e blog, crisi e gare, spoof e aziende. Ma questo non è certo il posto che può rendere l’idea della serietà della conversazione, quindi vi rimando a quel che hanno scritto gli
altri blogger presenti.
In conclusione: la campagna mi piace, forse l’avrei chiusa in maniera leggermente diversa perché inserirsi del cotone compatto non è esattamente il modo per fregare Madre Natura con il suo non richiesto dono appresso.
Però, insomma, finalmente qualcosa di ironico ma non demenziale che sfatasse un po’ il mito delle mestruazioni nelle pubblicità.
Mossa intelligente.
E sì, mi è piaciuta anche l’iniziativa dell’incontro. La Leo Burnett avrà avuto i suoi interessi certamente, ma anche noi invitati ne abbiamo ricavato qualcosa, e non solo l’argomento per un post.
Quindi ringrazio tutti, da
Marco Massarotto,
Federica e Anna di
Hagakure a Giorgio Brenna e le ragazze della
Leo Burnett.
Augurandomi che questo basti a togliermi l’etichetta di “quella che è arrivata in ritardo”.