Mettiamoci d'accordo: se prima non leggete qui, non potrete mai capire di cosa sto parlando.
Vorrei sottolineare alcuni punti della mail di Enrico Finzi, Presidente della ATP (Associazione Tecnici Pubblicitari) :

Ricordo l'ultima volta che vidi questa pubblicità. Stava proprio lì, tra il calendario di "Max" e "101 posti dove mettere il cric" della cabina di un camion.
Scherzi a parte, se di sondaggio si tratta, non ci dovrebbero essere elementi decisi a priori (chi l'ha detto che non è volgare?) e pareri non richiesti. Enrico Finzi crede che i suoi destinatari, professionisti della comunicazione, siano così lobotomizzati da non rendersi conto del tentativo d'influenza?
Notate anche la paraculata, "coperti dalle braccia". Come dire: se non vedo il capezzolo, non sto guardando delle tette. Difatti al centro delle accuse dell'ATP c'è questa campagna stampa:

Si tratta di una pubblicità per la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.
Se permettete, qui la fisicità c'entra un po' di più di un annuncio che parla di traghetti. Il seno non è in primo piano e non è nemmeno di una taglia provocante. Dunque il paragone non sussiste proprio su questo piano.
Un assessore al Decoro Urbano - ditemi che non esiste davvero uno stipendio correlato a un lavoro del genere - lamenta qui della strumentalizzazione del simbolo della cristianità.
Ora, fatemi capire: a scuola deve esserci il crocifisso perchè è parte della nostra cultura, ma la pubblicità non può attingere dalla stessa iconografia per un problema sociale?
Quella sopra è un'immagine shockante o che colpisce? La differenza è sottile, ma esiste.
Non sottovalutate le parole, per favore.
