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SAVE THE COPY, SAVE THE WOR(L)D.

Un blog, un perchè

Blogger: TheJoker84
Nome: Flavia Brevi, aka TheJoker84
Italo Svevo diceva: "Scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre". Ecco, appunto.

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e sono

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mercoledì, 25 luglio 2007

Lasciatemi cantare

Dapprincipio fu la lettura di un post di  Miss Fogo, nel quale si parlava dell’oscuramento del blog di Piero Ricca.

Piero Ricca aveva avuto "l’ardire" di dire la sua riguardo a Emilio Fede, che stoicamente lo querelò e fece sì che la finanza sequestrasse il blog al suo autore modificando la password d’amministrazione. Sarà un caso, ma il blogger in questione aveva anche "osato" esprimere la propria opinione riguardo a un certo Berlusconi.

In seguito, fu un altro post, questa volta di Palla di Pelo, ad attirare la mia attenzione e convincermi a scrivere queste righe. Francesca (in arte Palladipelo) aveva espresso il suo giudizio su un evento cui aveva partecipato con la conseguenza di essere stata minacciata di (suspence…indovinate un po’?) querela, dietro l’assurda accusa di aver parlato di un marchio senza averne pagato il copyright. Converrete con me che, se questa fosse un’idea sensata, il mio blog dovrebbe chiudere. Come tutti gli altri. Perché non potrei nemmeno dire Coca-Cola che…Ops, denuncia! Se pensate che qualche post fa scrissi che la Red Bull (ari-ops) mi fa addormentare allora dovrei essere citata, nell’ordine: per non aver pagato il copyright, per diffamazione della bibita, per falsa testimonianza (tutti sanno che contiene una dose massiccia di caffeina), per vilipendio al buon senso dei pubblicitari che tanto si eran prodigati per far credere alla gente che "Red Bull ti mette le ali" e chi più ne ha, più ne metta. Non male.

A questo punto, qualche domanda si è affacciata nella mia testolina:

Ma Internet non era uno strumento democratico?

Ma che valore si dà ai blog? Non erano dei diari? Se sono dei diari, perché non posso esprimere un giudizio? O, ancora meglio, perché se Berlusconi ha aggirato clamorosamente decine di processi, e se questo corrisponde a verità, io non posso scriverlo? Chi ha mai dato ai blog valore di testata giornalistica, se non Studio Aperto che cita YouTube come fonte andando contro ogni deontologia professionale, che prevede il controllo della fonte, della sua autenticità e della sua autorevolezza? 

Ma chi è ancora quel deficiente che crede che se io, blogger, parlo in termini negativi di una persona/un prodotto/una pubblicità susciterò un’influenza tale che tutti i miei lettori finiranno per pensare lo stesso? Qualcuno ha mai detto a quei deficienti che si sono fatte statistiche e ricerche a proposito e che queste hanno dimostrato come la forza persuasoria persino delle più amate blogostar sia praticamente nulla nelle vite quotidiane dei loro lettori?

Ma perché, anziché preoccuparsi del fatto che qualcuno si mostri critico, o arrabbiato, o deluso e cercare un rimedio a ciò (perché forse non è detto che sia l’unico) si pensa a zittirlo? Perchè noi veniamo ritenuti abbastanza cretini da non pensare ciò che non ci viene riferito esplicitamente? Perchè pensano che la capacita di giudizio, la kantiana capacità critica, sia riservata a pochi eletti?

Odio farmi domande a cui non troverò mai risposta.

E, più di questo, odio cominciare le frasi con i "ma".

Ma questi me li levan di bocca.

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 03:38 | link | commenti (4)
marchi: censura, carta e pena
domenica, 24 giugno 2007

Pro(-)testo anch'io

Ecco due modi di trattare il sesso nell'advertising completamente differenti ma che hanno sortito (a mio avviso incomprensibilmente) il medesimo effetto: proteste.

Caso numero uno: campagna di lancio in Israele della marca di sigarette Kiss.

         adpunch

        kiss1_25

Fonte: www.bestrejectedadvertising.com

Accuse: il Ministero della Salute d'Israele ha riscontrato le seguenti infrazioni:

  1. i pacchetti hanno le sembianze di esseri umani e questo vìola la legge contro l'uso di figure umane nelle pubblicità concernenti il tabacco;
  2. assenza degli avvisi sui danni procurati dal fumo (dovrebbero occupare un terzo della superficie del pacchetto);
  3. oscenità.

Flavia's comment: più che la pubblicità in sè, io mi sarei concentrata direttamente su Elion Zarmon, proprietario dell'agenzia che ha prodotto 'sta roba. Se proprio vuoi usare il sesso in maniera gratuita, perlomeno fingi di aver impiegato più di cinque minuti nella realizzazione di questo sgorbio. E lo scompensato ormonale (e cerebrale) cos'ha pure il coraggio di dire? Che questi erano "works of art"! "Art" la chiama! Posso accettare il fatto che non la si pensi come me e che si sostenga che la pubblicità sia arte (ecco, magari sarebbe meglio se a dirlo non fosse qualche esaltato che ci lavora dentro), ma non posso accettare il fatto che QUESTA sia considerata arte. Anche perchè, senti un po' qua il ragionamento che fa: "L'età alla quale le persone cominciano a fumare è tra i 15 anni e mezzo e i 25. E' vero, non si dovrebbero vendere le sigarette ai minori. Ma è in quest'età che la gente scopre la propria sessualità. Perciò questo è il modo in cui parliamo loro. Se qualcuno ha lamentele riguardo all'ad, è perchè è vecchio, con una moralità conservatrice". 

Il ragionamento non fa una piega: ai minori è vietato fumare, ma io, che so che sono i miei potenziali (e futuri) consumatori, indirizzo a loro la mia pubblicità. Perchè tanto gli adolescenti mica si fanno influenzare da queste cose. E poi perchè loro si interessano solo al sesso, dunque concentriamo tutta la comunicazione dei prodotti per giovani su questo tema. Evviva la mentalità aperta e moderna di questo rincoglionito.

Caso numero due: campagna della British Heart Foundation per incoraggiare gli over 50 a fare 30 minuto di esercizio fisico al giorno (l'inattività è responsabile di circa il 20% dei casi di disfunzione alle coronarie in UK, dove una persona ogni 15 minuti muore per cause connesse all'inattività fisica. I più a rischio sono gli over 50 che dimostrano, inoltre, di sottovalutare molto la portata della cosa).

        bhf-30-mins-poster

Fonte: http://www.print.duncans.tv

Accuse: 75 lamentele pervenute all'ASA (l'Advertising Standards Authority) per l'immagine ritenuta offensiva.

Flavia's comment: ma che c'è d'offensivo in queste immagini? Nudi clamorosi non ne vedo, quel che vedo è una coraggiosa scelta di mostrare svelato un uomo, per giunta non giovanissimo (comunque mi par che il sedere regga ancora bene). Divertente il fatto che porti comunque la cuffietta, della serie: "You can leave your hat on". Perchè scandalizzarsi se il sesso è tra persone mature e consapevoli? Questo, sì, è da mentalità retrograda. Inoltre non mi sembra che il riferimento a suddetta attività motoria sia strumentale, nè morboso o voyeuristico e qui si può giustamente argomentare che fa parte della vita, è naturale e normale e, per l'appunto, fa anche bene alla salute, fisica e mentale.

Vi lascio con un'altra stampa della campagna; anch'essa ha scatenato critiche feroci ma, diciamocelo, è troppo divertente.

      bhf-dog-car-wash

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 00:40 | link | commenti (5)
marchi: censura, print ad
sabato, 26 maggio 2007

Paese che vai...

top01_dove_usa

Già in un post per Crazy Marketing Blog avevo espresso la mia simpatia per il concept delle campagne pubblicitarie di Dove. Oltre all'uso di modelle più formose per promuovere la linea di produzione, l'azienda si è anche avvalsa di "ragazze" effettivamente over 50 per i suoi prodotti anti-età. E così, ha deciso di farsi beffe della tendenza generale dell'advertising di utilizzare poco più che ventenni per reclamizzare le creme anti-rughe con l'headline: "Troppo vecchia per essere in una pubblicità anti-età". Perfetta, direi.

C'è un "ma", però. Quello che vedete qui sopra è un fotogramma di uno spot che non verrà mai mandato in onda dalle tv americane. Infatti, è stato bandito dalla Federal Communications Commission (che si occupa della regolamentazione dei contenuti di radio e televisione) per la nudità che mostra. Alla Ogilvy & Mather di Chicago, che ha curato questa pubblicità, è stato detto che lo spot poteva essere trasmesso alla sola condizione di vestire le sue protagoniste. Giustamente, l'agenzia pubblicitaria e la Unilever, proprietaria del marchio Dove, hanno rifiutato la proposta, in quanto sarebbe andata proprio contro il messaggio che la Pro-Age Campaign vorrebbe trasmettere.

Dato che questo mi sembra un vero peccato, invito la Ogilvy & Mather a portare lo spot in Italia, dove sicuramente, dato quel che si vede in giro, non verrà rifiutato.

Fonte: www.bestrejectedadvertising.com/html

scribacchiato da: TheJoker84 alle ore 12:36 | link | commenti (2)
marchi: censura, print ad