Roberta mi segnala questo video realizzato dal dipartimento strategico-creativo di NinjaMarketing, NinjaLab, per la birra Golden Fire:
Complimenti al donnino.
In questi giorni stavo ponderando l'idea di realizzare un video promozionale per il blog. Ovviamente, la speranza è quella che il video giri abbastanza da creare curiosità e un certo seguito.
Ma, proprio qui, è sorto un dubbio: come capire se un filmato può diventare viral?
Intendo il viral vero, quello spontaneamente generato, volontariamente messo in circolo.
E' stato allora che, a sua insaputa, una gatta mi è venuta in soccorso, segnalandomi questo spot di Heineken:
Facciamo così, dunque: io faccio la mia scommessa e punto tutto sul fatto che questo video diventerà presto virale, scatenerà spoof pubblicitari, rifacimenti da parte di altri utenti di YouTube e, grazie all'idea declinabilissima, episodi successivi.
Se così dovesse accadere, potrei anche lanciarmi nel realizzare il video per Simply ADdicted.
In caso contrario, invece, vorrà dire che di viral ho ancora molto, ma molto da imparare.
PS: ma voi l'avevate riconosciuta?
Fables mi segnala l'azione di guerrilla lanciata per la Gazzetta dello Sport, che si integra perfettamente con lo spot in onda da qualche settimana:
Qualche nota:
Fables mi segnala il corso di formazione in marketing non convenzionale promosso da Marte Live che si terrà a Roma.
Per maggiori dettagli, eccovi il bando d'iscrizione, dove potrete trovare risposta ad ogni vostro quesito.
Mamma come mi sento profescionall a scrivere di certe cose.
Luca Bartoli mi segnala il suo ultimo spot per SKY VIVO e io pubblico.
Agenzia: Forchets
Direttori creativi: Niccolò Brioschi, Andrea Baccin
Art director: Andrea Vitali
Copywriter: Luca Bartoli
Director: Matteo Bonifazio
Producer: Tommaso Pallicci 4 karen film
Music by: Bobby Solo
Ok, c'avete ragione, oggi sono tegna di parole, ma, ragazzi, ho del lavoro da fare.
Domani ci sentiamo meglio, dai.

Calliroe mi fa notare come quest'ambient assomigli in maniera impressionante a quello recentemente visto a Copenaghen.
In un vocabolario dove l'espressione "assomigliare in maniera impressionante" equivale a "qui qualcuno ha copiato", ovvio.
Là una campagna di sensibilizzazione al Parkinson, qui - forse più intuitivamente - alle numerose difficoltà che i disabili incontrano quotidianamente.
Ora, dato che di causa etica si tratta, non sarò troppo cattiva e il furto non mi sembra poi così grave.
Però mi sembra giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.
Soprattutto se Cesare è un gruppo di studenti della School of Visual Arts, che hanno ispirato i creativi - professionisti strapagati - della Saatchi & Saatchi danese e che hanno trovato per primi quest'idea che mi ha catturato sin dal primo sguardo.
Sasco, dell'interessantissimo blog Prosit Non Prosit, mi segnala un video uscito su Internet - non capisco se con finalità di essere viral e, soprattutto, non voglio capirlo - della Colussi.
Vi ricordate lo spot tv che, come suggerisce il mio delatore, è abbastanza inetto?
Ora ne è uscita una versione web, ma, chissà perchè, non è possibile scaricarla - un'idea, a dir il vero, ce l'avrei -; tranquilli, potete comunque vederla cliccando qui.
"Non dà l'impressione che il video internet sia il lato B della versione in tv? Anche se Meg Ryan simulava meglio" commenta Sasco.
Confermo che, sì, l'attrice di "Harry ti presento Sally" simulava molto, ma molto, meglio, però il problema è un altro, a mio parere.
Se il """viral""" fosse davvero il lato B avrebbe dovuto avere almeno una qualche attinenza con lo spot. Invece, a parte lo stesso triste sfondo, la modella e il prodotto, io non trovo elementi di continuità. Effetti speciali?! Chi ne aveva mai parlato prima?! Il surplus su cui si puntava non era il fatto che fossero senza zucchero?!
E poi cosa vorrebbe essere, un filo trasgressivo un poco ironico un briciolo erotico?!
Be' a me non sembra niente di ciò, Non riesco a dare un'immagine a Colussi, che tra l'altro non penso sia messa bene in un campo dove i tuoi competitor si chiamano Mulino Bianco e Oro Saiwa.
Comunque un pregio c'è: questi lavori mi trascinano inevitabilmente nei miei amati anni '80 - amati per motivi puramente personali, infatti credo sia stato il periodo più desolante per qualità pubblicitaria.
Tanto che mi aspetto che la tipa, prima o poi, si presenterà sui nostri schermi con una bella giacchetta con spalline rinforzate e capelli adeguatamente cotonati.
Viste le numerose - sì, sto esagerando, d'altronde son pubblicitaria - segnalazioni arrivatemi in pvt, inauguro oggi una nuova rubrica che riguarda proprio gli avvistamenti di voi lettori del blog.
Il nome del nuovo spazio è ancora in via di definizione, qualsiasi consiglio è gradito, of course.
Oggi partiamo con un paio di viral suggeritimi (esiste?) da FrancamenteIO, eccoli:
Scrive, la nostra inviata (ommamma, mi sento Cucuzza): "il primo, pur avendo già letto da qualche parte la storiella, mi piace poichè proviene da una Università Italiana (solitamente categoria bradipo nella comunicazione) ed è pure finemente spiritosa e autoironica (inoltre solo in inglese).
La seconda, più breve, ma immediata, è la sintesi del concetto virale sul Web, prendersi in giro è una strategia vincente in particolare su un media giovane e fuori dagli schemi classici. Certo una finta scena di caduta è un'idea stravista... Ma nel momento in cui la si associa ad un elemento distintivo del prodotto, non mi sento di criticarla più di tanto".
Ed ecco il mio commento: sul primo mi trovo d'accordo, finalmente un'università che ci prova a far qualcosa di un po' diverso, che dimostra di saper essere al passo con i tempi frenetici della comunicazione - e con questo vorrei mandare un messaggio anche alla mia adorata/odiata UniBg.
Sul secondo, invece, ho qualche riserva. Per citare Markettara, non ritrovo nel filmato la forza disruptiva del viral, non è nè particolarmente nuovo nè esageratamente divertente per scatenare il passaparola necessario a tale operazione.
E ora passo a voi la palla - e non siate stitici di commenti, per favore.