A chi non avesse capito che canzone sta cantando l'uomo nelle strisce sopra, annuncio che il sovversivo de' noantri ha colpito ancora:



Mea culpa, mea maxima culpa: anch'io ero una di quelli che trovavano inconcepibile un video come quello del gorillone.
Non capivo il concetto alla base e non capivo da cosa derivasse tutto quel successo (322.000 risultati su Google, 500.000 visite nel primo weekend, uno dei pochi virali che possano essere ragionevolmente chiamati tali, non so quanti spoof, 93 gruppi su Facebook, un Leone a Cannes e praticamente tutti i premi che contano).
Ora è uscito un nuovo spot.
C'è qualche connessione col gorilla? No.
C'è una qualche logica in questa linea comunicativa? No.
O forse sì.
E' il nonsense stesso. Talmente assurdo da non poter essere una "vera" pubblicità.
E' intrattenimento puro e assolutamente imprevedibile. Quale sarà la prossima mossa della Fallon London, l'agenzia che si occupa della comunicazione di Cadbury? Davvero non possiamo immaginarcelo.
E' ancora meglio delle campagne Sony&simili, che dopo il picco degli inizi avvertono ora un leggero calo da "già visto, già fatto".
E' unico, perchè difficilmente troveremo un brand capace di rischiare fino a questo punto. E, se lo farà, sarà solo un pallido imitatore. E poi non credo che la tecnica ineccepibile di questi video sia così facile da riprodurre.
Insomma, io non ci capisco e non ci capirò mai niente.
Ed il bello sta proprio in questo.
Se volete chiamatelo pure "video istituzionale", ma sappiate che state sminuendo questo cortometraggio di Honda.
Il ritmo, le immagini e la colonna sonora sono da film. Prendetevi i vostri 10 minuti per guardarlo come si deve.
Quando l'ho visto (nella sua versione inglese, ndr) non mi ero neanche posta l'interrogativo se potesse essere italiano.
Ero certa che fosse straniero.
E invece.
Ieri con i miei amici si parlava degli spot di Che Banca! - ora per favore non crediate che io sia una fissata che blatera esclusivamente di pubblicità, sono gli altri che mi tirano fuori l'argomento.
Sorprendentemente, mi sono ritrovata ad essere l'unica scettica - mi piacciono gli eufemismi - riguardo a questo tipo di comunicazione.
Comunicazione che non appartiene solo alla suddetta banca online, ma mi sembra rappresenti un modus propagandi - mi piacciono anche i neologismi - più generale in questo periodo di crisi.
Balletti, canzonette, tanta allegria... E' un po' come vedere il circo.
E assistere, nello stesso tempo, a quel che c'è dietro lo sfoggio di luci e colori.
Non voglio spot cupi e bigi, ma non vorrei nemmeno esser presa per il didietro fingendo tanta leggerezza.
O sto davvero sbagliando?
Il primo, Carlos, ha realizzato il video "The Can" per Red Bull.
Sul secondo, Oliviero, non ho più nulla da dire.
Lui, anche.